Grido libero

Il letto
cielo fatto di muri — urla il vicino
fatto di vino, io sangue e stelle
e mi tempra la rima il muscolo al centro
calando in un orologio minore.
La stanza
gorgo di stracci umidi e redenzione
in cui mi libro la notte farfalla, nei seni scrostati
dell’infanzia di mio padre, nei capezzoli
incastonati nei crepuscoli.
Lancio vasi, germoglia l’intonaco
perché disegno il firmamento
ovunque — sulle dita
ho veleno al mercurio
con cui lascio le tracce ermetiche.
Manca
una torma di ragni, un pigolio di blatte
perché le curve di Venere
nidifichino fra le arterie
sino ai capillari di cemento.
Madre — dove sei? Sogno
e non ho che sorrisi di nebbia
unti al metallo pesante, come i rami azzurri
si dondolano nell’universo con me
nell’unica direzione delle foglie.

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