I quasi morti

Senza respiro canto silenziosa
sopra una nuvola rosa, lì tace
la pressione e l’atmosfera affannosa
di formicaio saltellante e giace

il brio musicale d’incerta cosa
ed è come le farfalle la pace
posata sulle labbra della rosa
spalancata nella stellante brace

rinata dalla gola in vibrazione
e da una persiana intravedo azzurri
d’urticati scorci della mia vita

dirigersi verso pausa infinita
nel basso in cui si trovano sussurri
replicare la solita canzone

con la verve di barbone
arraffando briciole d’emozione.

3 Comments

  • Un cielo vispo di stelle

    29 Ago 2018 at 10:14 Rispondi

    “stellante brace”
    “urticati scorci”
    Sono versi fantastici.
    Mi veniva da scrivere “sono soluzioni”. Perché (anche) questo ti chiede la metrica, il vincolo, la struttura. Di arrovellarti, di fare uno sforzo, di spostare il baricentro, lo sguardo i cerca di una soluzione, un’invenzione. Quasi partecipasse dell’originalità del comporre. Ed è così, in fondo. Difficoltà e prova. E ricchezza (se la bravura assiste).

    • Irene Rapelli

      30 Ago 2018 at 17:50 Rispondi

      Paradossalmente la metrica, richiedendo struttura e vincolo, ha funzione liberatrice: i limiti e le difficoltà servono a ciò.

      • Un cielo vispo di stelle

        30 Ago 2018 at 18:00

        Esatto! Sorprendentemente vero. E’ proprio vero che di fronte alla difficoltà si trovano nuove ulteriori risorse e inventiva.

Rispondi