Vive sotto inghirlandati sudari
coprenti le abitudini noiose
a nutrimento d’umani calvari
un’illuminata grazia di rose,

la levità di periodi bianchi
in apparenza a portata di mano,
ed è l’ennesima prova tra banchi
dall’esito noto, un vecchio brano

di musica classica, sinfonia
di vellutata morbidezza all’arco
interrotta dalla cacofonia
schiamazzata d’un improvviso sbarco

su chiare pagine d’una vergogna
che mi riduce alla segreta gogna.