Il silenzio sulla tastiera

Com’è pensare
l’anima del firmamento tramandata
di corpo in corpo alle formiche
saltellanti nel mare? Le cicale e le falene
accese nei vicoli con un nome
degno d’essere cantato? Vedo
nel cimitero di stelle, negli occhi
lo stesso dna — e sento la follia violenta
ubriacare il sangue di tutti.
È la stessa acqua a vibrare
nelle carni e arterie delle scimmie.
Siamo liquidi — dentro, fuori
e intorno a noi le iene pasteggiano
con la cartilagine sulle ossa.
Ha un nome il numero di letto
occupato all’ospedale, la camera mortuaria
e lo schedario trascurato.
Vedo — ghirlande di nomi
fioriscono nel cielo. Ogni nome
è la ricerca di senso.
Il drago di storie paurose
con un abito di foglie si camuffa, un hijab
di luce sui capelli — e pigola
la notte dei centauri.
Non si trovano che gemiti di luna
e fantasmi in torri di cemento.

Rispondi