Sei tu che calpesti la terra monca
con l’avido cercare ritornelli
un tempo strimpellati nel santuario
di monti grigi, di foglie spezzate?

Sei tu che te ne andasti, un’estate,
lontan da stelle di carta, da me,
nei luoghi che la mente impallidita
navigava indicandoti la strada.

Le fosse non sono state mai
tanto belle come tra le tue mani
sormontate da calli e da linee
dirette verso la luce polare.

Ora che non ci sei, antico amore,
in questa rigogliosa solitudine
il tuo nome sussurro
da serpente nel fuoco.