M’apro infiorando l’umile, serena
bellezza d’ombra, grigia sotto il cielo.
Larve discorrono nella cancrena
di sillabe interrottesi nel velo,
né vive né trascese a una piena
dello spirito. Restano sul telo
vibrazioni armoniose, con la pena
da scontare. Nel battito in sfacelo
l’erba ricresce azzurrando la squallida
emozione alla morte d’infiniti
cuori intorno alla luna. La mia voce
gira in sinfonia violenta alla pallida
liturgia cacofonica dei miti
chiodati come màrtiri a una croce.

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