Incantesimo

Dal legno nasca cuore bagnato
l’orologio d’ingranaggi di luce
e la voce di ragno, incrinata da fiamma, posseduta da un’ombra
disegni a carboncino l’albero
su tela di pianeti e dissolva nello stomaco
sensazioni piombate come sillabe
balbettando canzoni, strangolando emozioni, e con la morte
ricrei viali dell’argento
che le costruì un’anima, nei versi lo scheletro a pezzi
di meraviglia.

Giungano le farfalle e la notte
ferisca sollevando dalla croce di pietra
un’apertura nella torre di foglie e la poesia di sangue
con l’inerzia vibrante
sia commutata nei castoni immortali
nel vuoto sazio di note eterne.

Dietro l’intercapedine del tempio sacro
cerchi le stelle e nell’amplesso
di terre inesplorate esista almeno un senso
vergine come piuma
a comandarmi di nuovo la vita.

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