Il piacere deruba
i ranuncoli acerbi che la bocca
esilia a maestose, tremule
follie che scivolano
dal collo al seno della parola.

Dove sono? Non c’è
oltre il miocardio
cuore di sillabe malferme
che domini ombra nuda
e spogli l’innocenza, dov’è la poesia?

Schiudo, nella fiamma assoluta
assordante del superfluo, il crepito
resistente sott’acqua
all’erosione che leviga scheletri
di vibrazioni eterne.

Scavo nell’interstizio
baciando il silenzio afrodisiaco
che genera l’azzurro
sacrificando ciò che non affiora
del fiore che non sfioro.

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