I nomi sull’asfalto creano fiori
più rari di candele e salmodie
vissute nel sagrato d’una chiesa
e non sono poi che le gocce ardenti

piante dai cieli neri, i bagliori
ossimorici storpi nelle spie
lampeggianti allo specchio, la sorpresa
di capire davvero ciò che senti

dietro la pellicola, i cui pori
s’aprono a dissestate gallerie
di complici autostrade, quando pesa
l’azione trapassata, quando menti

disteso sulla pietra, re di cuori
giunti prima di te nelle corsie,
quando si spegne l’altrui cinepresa
e resti l’attore solo d’eventi

mai più dimenticati e cacci fuori
antiche tue paure, le afasie,
la boa galleggiante e fanno presa
film dai titoli di coda violenti,

le scientifiche balle degli autori
d’articoli efferati le cui scie
d’odio sono la lista della spesa,
conti aperti d’un mondo di serpenti,

ma il rigetto fatale dei clamori
e d’errori celati da foschie
all’ombra dei nemici, la tua resa
sul fronte dei numeri e nuove lenti

miopi da cui guardi scimmiottati ori
urlano l’ingiustizia alle giurie
del popolo feroce parte illesa
le quali già s’assolvono indolenti

e accade che nella calma del fiume
tu, miserabile dio, perda il lume.