Incipit

Mi stufo quasi d’argentei sonetti
svolti come la rima altalenante
semidecorativa dei quartetti
d’un Vivaldi, il grido petulante

in onomatopee degli archetti,
il ricamo invernale un po’ a sé stante,
la grande foga di quei poveretti
esecutori del gallo ruspante,

più che il trattore con la motosega
vorrei il chirurgo con un’iniezione
intrapsichica forsennata d’arte,

esclamo spesso ‘ehi chissenefrega’
di scale tonali nella canzone,
si provveda a stracciare questa parte

incendiando le carte
di poker secolari già caduti
su assi nel gabinetto — e saluti.

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