Istruzioni per moscerini

Finire a letto tardi la sera
nei tremori carnali più veloci
della fiamma d’uccelli
in un volo frastornante di sensi.

Alzarsi presto la mattina
con la bocca violacea di chi soffoca
e procacciarsi il pane a testa china
come gli insetti in piatti di minestra.

Tornare dal lavoro circa alle venti
avendo fumato cento sigarette
e riscaldare brodo salato
a microonde.

Controvoglia accendere il tigì
e sfogliare giornali e rotocalchi
consumando solo i titoli
e strilli di bebè fino alle due.

Il giorno dopo alle cinque e mezza
la lavatrice piena di mutande,
camicie, gonne, cravatte, reggiseni
e in quantità maggiore roba altrui.

Contare le monete e banconote
confrontando le spese
di tutti gli scontrini
con il portafoglio leggero.

Doccia, coda alle poste
per non pagare l’extra: le bollette
che friggono dal conto in banca maschio
per gas e luce.

Scortare la prole a scuola per le otto
e giungere in ritardo nell’ufficio.
Sino alle tredici sgobbare
e pausa-pranzo.

Il caffè al bar con odio
e poi rigare dritto o nascondersi
nei bagni del palazzo
e alle diciannove via con l’auto.

Nel traffico clacson bombardano
e tamponamenti a catena
innescano la rabbia di bulli travestiti
da soubrette in fiore.

Al ritorno l’alloggio minimo
ricorda l’immondizia precedente
scordata qui e là dappertutto
e non mancano grida dentro l’aria.

Subire insulti, minacce, ricatti
senza guardarsi neppure negli occhi.
Respirare l’olezzo
d’umano opportunismo.

Aprire le finestre: la frittura
viene dall’antro dei vicini.
Rinunciare a pulire l’abitacolo
crollando nel sonno dopo l’obbligo.

Risparmiare durante l’anno
per le vacanze
e prima tirare la cinghia
senza tirare lo sciacquone.

Appostarsi per scoprire l’amante
nei momenti improbabili
e a fuoco nemico
strizzare l’occhiolino.

E ripetere, ripetere sempre
fino al divorzio, senza gli alimenti
perché a parti invertite
è forse peggio.

E ricominciare, ricominciare.