È cicala danzante nella notte,
scampanellio di fulmini e di canto,
oscura selva d’anime sedotte
nell’inferno, epidermico manto

di rose al buio dolce d’un cipresso
in espansione verso nude stelle,
uno struscio d’azzurro, un riflesso
sanguigno, un presagio sulla pelle

a svelarmi l’arcano che mai tace,
in seno a paure sempre in agguato,
ed è come l’uccello la cui brace
in eterno rinasce, un afflato

nel desiderio, incongruo e fallito,
d’un nuovo dio nel caos infinito.