Nell’orecchio la calma di tempeste,
urla sguaiate di giullare. L’arte
si fa a coltellate — idre a più teste,
occhi famelici, sberleffi in parte,
nudità inconsce girano le carte
servendo in tavola le risa meste
di stelle non brillanti. Va’ su Marte
clown rampante in cerca d’autore. Queste
parole tuonino nell’universo.
Sei un milione, qualcuno dei molti
tromboni d’oro sotto l’acqua ardente
che suona nella mente. Ho già perso
luce a mirare specchi e rami incolti
dei multipli dell’uno ch’è il tuo niente.

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