Inseguo oceani alati seduta
ai bordi, sulla panca, di riserva
verso la mia stessa massa caduta
da cielo a terra, senza che le serva

percorrere l’autostrada battuta
da ogni altro pedone, una caterva
antiumana, una vita ceduta
al fango, che le spoglie poi conserva.

Sono la nave fuori dalla baia
le cui strade interiori la trasportano
a stelle equipaggiatesi di un’anima,

ben diverse da quelle, senza l’anima,
che circolano lontane, e portano
la luce a spezzettarsi sulla ghiaia.


Questa poesia è ispirata all’immagine della panca della poesia di un’altra persona, già pubblicata nel suo blog: Di là tra gli alberi.