La sesta

Mi si confà il martello nella forgia di versi:
un ampio frontespizio, un volo rovinato
su virgole di luce nel palmo d’universi
in mezzo a punti fermi di crocevia sfaldato.
Il grido che s’eleva dal rumore incrostato
per la luna, sciacquando senza più trattenersi
ogni antica scrittura con il sangue sbiancato
la notte melodiosa di nuovi capoversi.
Mi si confà il ruscello di sillabe d’un lento
ossimoro di sensi, anime nella notte
in eterno dannate, l’eterno senza età.
Mi si confà il vascello le cui ali di vento
nelle polluzioni mi guidano vele rotte
in cerca d’una via per altra verità.