Poesie

La tela di Penelope

Il cielo beve dalle nostre ciglia
l’acqua, la luna, la polvere e il senso
e raccoglie tutta la paccottiglia
che vomitiamo in fase di scompenso.
Il luogo di niente e di meraviglia
si torce nello stomaco, intenso
lo spasmo corre in eoni di miglia
superando le rupi nell’immenso.
Nessuno ci contempla: sarà vero?
Ulisse dopo il suo vagabondare
chiacchiera forse d’alberi (in)finiti
nell’abbraccio di stelle, lo straniero
scuce le pelli nere senza bare
con cui impauriva bambini rapiti
e fila trame e orditi
nei sudari (in)compiuti della carne
ma senza tempo non sa più che farne
e sbircia il tritacarne
che sublima pianissimo da terra
benché lampeggi feroce la guerra
e forse non afferra
la lacrima malata nell’eterno
né solleva pianeti con un perno.

10 pensieri su “La tela di Penelope”

  1. almerighi dice:

    Sì, tanta bellezza nell’epica paziente dell’Infinito

  2. LuxOr dice:

    Mi da un senso di, come scrivi, (in)compiutezza, nel senso che l’infinito e l’incompiuto sono nella tela che non si completa, che viene cucita e scucita. Siamo sospesi in un limbo dove il tempo perde il suo senso, dove ogni cosa si consuma e si usura non per rispetto e amore per la natura ma come valore assoluto, come criterio fondamentale. Il consumo è diventato un dio da adorare. E intanto la tela non si completa. naturalmente ho interpretato a modo mio, ma ho provato nel leggere questi tuoi endecasillabi (molto particolari e bellissimi) profonde emozioni.

    1. Irene Rapelli dice:

      Mi piace la tua interpretazione: sempre arricchente. Buongiorno.

      1. LuxOr dice:

        La polisemia fa di questi scherzi 😊. La bellezza della poesia. Un caro saluto.

      1. Franz dice:

        😊

Rispondi