Le ultime colonne

Questo mezzo suono d’abisso pare
un crepitio d’eterni biancheggianti,
l’urlo immobile di tenebre care
in un microcosmo di nanoquanti

di sillabe elettriche dentro bare
d’abitudine, circostanza, noia
nel cemento d’un vuoto casolare,
con la gola tesa al nodo del boia

in mezzo a chili di robe da fare,
dove la poesia resta una scusa
per trovare azzurri in cui annegare
fuggendo da una tortura confusa,

sorridendo su che sia poi la morte
di cui si conoscono già le porte.

4 Comments

  • almerighi

    10 Ago 2018 at 17:26 Rispondi

    anche questa è altissima, quasi lovecraftiana (almeno, echi ne colgo)

    • Irene Rapelli

      10 Ago 2018 at 19:13 Rispondi

      Quali echi ti sembra di cogliere? Conosco poco di Lovecraft, purtroppo.

  • Domenico Aliperto

    10 Ago 2018 at 9:40 Rispondi

    microcosmo di nanoquanti… da dove nasce trai ispirazione e guida per i tuoi versi?

    • Irene Rapelli

      10 Ago 2018 at 11:41 Rispondi

      Il “microcosmo di nanoquanti” enfatizza quanto sia irrisorio e pressoché inesistente lo spazio libero dentro le bare (d’abitudine, circostanza, noia): m’è venuto in mente assieme all’immagine delle bare al verso seguente.

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