Lei

Il ritmo del suo piede
fu l’ossessione grezza.
Fu l’ulivo pungente d’un atollo smarrito
nell’oceano sporco / di sudori salati.
Fu quadratura tonda nei gorghi diagonali
e di foglie grinzose già bianche in primavera.

Fu ramo lieve e secco raggiunto con le braccia
in apparenza sorde.
Celava nelle vene la radice segreta
com’era stata al tempo / dell’ultima bellezza.
Mostrava quasi nulla dell’anima diamante
nelle dita callose.

Urtava le mie corde pensandomi violone
quand’ero un fortepiano.
Vegliava la materia,
l’oasi spirituale della mia culla azzurra
fatta solo per me, per me che l’ero ostile
e quasi le sputavo / il latte zuccherato.

In poco fu una cima: scalava le montagne
sbattendo con la testa
su pendici di gomma / e più spesso invisibili.
Le città di Calvino
narravano qualcosa d’ogni parte di lei
che non comunicava se non in cerchi quadri.

Unica figlia nacque / di povera famiglia.
Non avevano bagno ma un piccolo catino
per scrostare l’amore.
Nel grembo della donna fuggita a rompicollo
per essere la serva d’un uomo necessario
già prima fu pensiero.

Ancora in precedenza fu l’ulivo reale
posto nel desiderio / d’un sole a lei ridente.
Fu gatto che graffiava
tutti i malcapitati.
Fu quadrifoglio dolce nel prato degli uguali,
steli di lei invidiosi, della sua rarità.