Lettera breve al vuoto

C’è una luna
sfiorita nel quaderno, il morso letale d’un cobra muto
aggrovigliato al cuore, nell’eterno
rumore sublimato dall’acuto
gracchio sanguigno. Il passo infermo culla
l’ode fiammante. Ho giaciuto
a lungo con le stelle. All’esterno traspare
l’occhio incendiato, lo sputo
d’un pesco che dà frutti nella bocca. L’inverno gioca
controtempo, sento brina sciolta
dare respiro al cappio fulminato allo sterno, un amore assassinato
che ridesta violento
il polso freddo e dalle unghie trabocca.

35 pensieri su “Lettera breve al vuoto

  1. Irene, come sempre non sbagli pezzo, hai dipinto e scolpito, non soltanto scritto. A vole m’inquieti, mi chiedo, se scrivi così adesso come scriverai tra dieci anni? Bravissima, continua non perdere il vizio

  2. Oh come mi sento comoda tra questi versi… C’è questo spazio “vuoto” tra un rigo e il bianco di un foglio che tu riempi con immensità poetica. Sostanza densa che colma lo spazio stesso. Bellezza!

  3. È un vuoto che mi ricorda quanto Pessoa in una sua poesia scriveva :
    “Sento che niente sono, se non l’ombra
    Di un volto imperscrutabile nell’ombra:
    e per assenza esisto, come il vuoto”
    e qui nei tuoi versi davvero speciali , avverto questo e mi piace tantissimo! Sei molto brava!

  4. Se c’è una cosa che pretendo nella chiusa è un forte “dolore”. È qui, c’è. Splendido. Mio gusto personale, ovviamente.

    (a me le rotelle mancano sempre 😂) Buona giornata Irene.

Rispondi