C’è una luna
sfiorita nel quaderno, il morso letale d’un cobra muto
aggrovigliato al cuore, nell’eterno
rumore sublimato dall’acuto
gracchio sanguigno. Il passo infermo culla
l’ode fiammante. Ho giaciuto
a lungo con le stelle. All’esterno traspare
l’occhio incendiato, lo sputo
d’un pesco che dà frutti nella bocca. L’inverno gioca
controtempo, sento brina sciolta
dare respiro al cappio fulminato allo sterno, un amore assassinato
che ridesta violento
il polso freddo e dalle unghie trabocca.

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