Poesie

György Ligeti

La marea cacofonica bisbiglia
iati, mezzi toni, sfumature,
lampi d’oscurità nel parapiglia
dell’adulto, l’assedio di paure
dissezionando vuoti, tra le ciglia
l’inizio di matematiche pure
o l’equazione nulla della griglia
che figge nei celesti, sulle alture
mappe e boschi di stelle troppo alieni
vicini forse a bambini rapiti
nell’incanto lunare che si gira
sfasando idee, spaziosi sereni
appena cedono sogni attecchiti
dove la morte sposa si ritira.

12 pensieri su “György Ligeti”

  1. almerighi dice:

    Ci sei riuscita: hai creato una vasca di deprivazione sensoriale. Rubo.

  2. luisa zambrotta dice:

    Sei riuscita a rendere i suoni un po’ angoscianti con le parole.
    Molto brava

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