György Ligeti

La marea cacofonica bisbiglia
iati, mezzi toni, sfumature,
lampi d’oscurità nel parapiglia
dell’adulto, l’assedio di paure
dissezionando vuoti, tra le ciglia
l’inizio di matematiche pure
o l’equazione nulla della griglia
che figge nei celesti, sulle alture
mappe e boschi di stelle troppo alieni
vicini forse a bambini rapiti
nell’incanto lunare che si gira
sfasando idee, spaziosi sereni
appena cedono sogni attecchiti
dove la morte sposa si ritira.