Limoni e sarcasmo

Non è da me camuffare
di fiori la strada muta, il verso
nella risata solare di morte, il ballo
in maschera fuori.

Spremo – invece – limoni e sarcasmo
e l’acido dello stomaco
cede all’eccesso di zuccheri in pancia
nel brivido fra le tenebre.

Bucce giallastre profumano l’alba
al corto battito asettico,
stormi di lettere e sgorbi d’uccelli
a mani in guanti di ferro.

Parlo, da sola – la treccia di luce mi culla
aprendo nel diario
sceneggiature d’attori sorpresi
nella scoperta dell’ovvio.

Chiedo la luna. Ritorni da me
perché beviamo un caffè.

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