Poesie

Lo sgabuzzino

Cancellando l’azzurro tra le scope
subodoro la muffa, l’indistinto
disturbo tra le cose, quasi sempre

un dipinto di rose diplomate
in vita con sei meno nella media,
le spine non aguzze dell’ingegno

veloci a riposare sulla sedia
molestando le natiche d’eterno
e vangando poeti, emigrati

a stelle in dormiveglia come i preti,
rispolverando la stessa manfrina
ogni santa mattina, fino a sera

quando spuntano i ragni sulle tele
ricreando gusto per caso di mele
nei traffici sfocati di giornata,

interpunzioni dall’oltrenatura
o cesure nel verde d’altri sensi
negate nel pantano di chi veda

già non molto lontano, in attesa
della divinità, in latitanza
dell’uomo che provveda a coltivare

virgole nell’immenso tra le bare.

10 pensieri su “Lo sgabuzzino”

  1. almerighi dice:

    quel “molestando le natiche d’eterno” ha qualcosina di geniale; tutta la poesia vive della creazione e della figurazione in parole, e quando è così è Poesia

    1. Irene Rapelli dice:

      Il “molestando le natiche d’eterno” è la sintesi del tutto, in effetti. È Lo sgabuzzino, in tutto e per tutto.

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