Lux aeterna


Spegnere tutte le luci e posizionarsi al buio assoluto. Dotarsi di dispositivo audio, come le cuffie, di qualità ottima e ascoltare il brano musicale, dopodiché proseguire a leggere.


La marea cacofonica bisbiglia
iati, mezzi toni, sfumature,
lampi d’oscurità nel parapiglia
dell’adulto, l’assedio di paure

dissezionando vuoti, tra le ciglia
l’inizio di matematiche pure
o l’equazione nulla della griglia
che figge nei celesti, sulle alture

mappe e boschi di stelle troppo alieni
vicini forse a bambini rapiti
nell’incanto lunare che si gira

sfasando idee, spaziosi sereni
appena cedono sogni attecchiti
dove la morte sposa si ritira.

Comments

  1. Le musiche, le voci, i sottofondi e i versi mi portano a Giordano Bruno e a quel tempo inquisitorio della Chiesa prima e nel momento di ardere come un cippo il corpo nella piazza… dissonante all’ennesima potenza, una cacofonia secca:iati, oscurità,vuoti, paure,boschi e stelle, incanto lunare,sogni attecchiti, la morte (conscia)si ritira.

    • Grazie per il tuo commento. Invece, il tutto mi riporta a un non spazio in un non tempo dopo la morte, con la morte, a un oceano in cui riposare nella luce incomprensibile, perché eterna e ultraterrena, intesa come al di là delle leggi fisiche, una metafisica. Ha risvegliato in me angoscia, ma anche piacere abbandonato, nell’ascolto delle voci del coro. Ho poi cercato di “tradurre” il tutto e devo ammettere d’aver faticato. I contenuti sono venuti a galla, nel sonetto, con metrica però incerta, ruvida, non d’orecchio: mi sono accorta d’aver realizzato una cacofonia secca come nella musica, la quale a differenza del mio sonetto è arte vera e sublime, pur nella sua dissonanza estrema. Lux aeterna, del compositore G.Ligeti, è nobile e suadente, rispetto ad altri suoi cori a cappella: ha scritto anche un Requiem, in cui sembra rendere nel suono il tormento delle anime destinate all’inferno, tanto che fa male sentirlo – ne consiglio l’ascolto, quello ricorda sì la follia dell’inquisizione.

    • Ho fatto del mio meglio per scrivere un sonetto dissonante all’ennesima potenza, una cacofonia secca. Non c’è melodia, qui, e nutro molti dubbi sulla riuscita. Hai ascoltato la musica? Ho cercato di trasporla in versi. Grazie, in ogni caso.

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