Malattia d’artista

Suoni — ronzano per il cranio
senza forma, a bassa precisione
cinguettano fertili placente.
Macchie — pennellano sull’occhio
arcobaleni, tamburellano
lampi, rombi, scrosci, fanghi
con l’edera al mercurio
nell’abbraccio al cielo.
Foglie — profumo d’incendio
un’orchestra d’archi
dirige la sinestesia nella terra di pioggia
come l’eco di cristallo
declinata nei rami della pianta in grembo.
Dita — sorgenti, radici pure
nascono qui. In punta di piedi danzo sul mondo
con la paura di ferire a morte
senza che ne esca lo spirito, la linfa
sanguina dalle unghie.
Cuore — rima detestata, gentilmente
m’azzurra la pelle, l’eco tabù da nominare
cerva in praterie di luce
con il principe e la rosa.
Voce — nebbia
penetra suoni, macchie, foglie, dita
ma il cuore non è dato saperlo. Narciso
germogliato nella pace di laguna
obbligata a fare acqua.

Rispondi