Metafore d’accatto

Il ragno cuce trappole d’argento
in cui s’incastra l’esca fiduciosa
come l’inganno prende il sopravvento
nel cielo in cui la luna si riposa.

L’insetto che si ficca disattento
scopre la rete essere mostruosa
come il finale dal buio lamento
che parla in una stella luminosa.

Così lucciole giocano nel vento
illudendo l’estate di qualcosa
che uccide nell’autunno il suo frammento
di gioventù colorata di rosa.

Così normali fiori senz’accento
mentono all’ape troppo rumorosa
per fare caso al nudo sentimento
che bolle per la natura chiassosa.

Ed io giungo a scavare nel fermento
con l’arte d’una fiamma tenebrosa
che non muore sott’acqua, nel cimento
dell’abisso che m’ha fatta sua sposa.

Pare quasi un amico il firmamento
rivolgendo deliri all’ambiziosa
che poi traduce dal ghigno contento
una leggerezza pericolosa.

32 pensieri su “Metafore d’accatto

  1. Si parte dalle “trappole d’argento” per arrivare a “leggerezza pericolosa” che chiude il cerchio: bella! :)

    Il tema rende bene, sì. Non c’è visibile il “like”, ma per quello si passa dal reader, volendo.

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