Natura morta

Una lacrima che scende
scende da cave in ombra,
irriga colline sbiancate
penetrando nei cimiteri d’ossa
così profondamente
da infiltrarsi fra gli argini
d’un erroneo ruscello,
violando il cuore della terra
la corda d’una funivia
sempre più sfilacciata
congiunge l’angusta cabina
alla meta promessa,
somigliando al nodo scorsoio
sulla gola dell’impiccato
la nuda bellezza
d’una madre sopravvissuta
al germoglio in fasce
del proprio seno acerbo
soffoca fino a che biancheggia
la solitudine nera.

Comments

    • Ho la sensazione (e non sono il solo, penso) che tu abbia (già) in mano uno strumento potentissimo, che usi con maestria (c’è studio, regola, applicazione, inventiva e immaginazione). Sei come il giovane musicista. Hai un dono che ti sei costruita, stai perfezionando. E darà grande frutto.

    • Grazie, anche qui.

      Questa è in versi liberi, una volta ogni tanto: è l’irruzione dell’istinto nelle dita battenti sulla tastiera, senza filtri, senza la matematica delle sillabe; è la mia musica innata, quando lascio piovere senza tentare di numerare, posizionare, inclinare le gocce, in barba alle strambe geometrie che talvolta impongo alle mie poesie.

    • Buonasera, Flavio.

      Grazie, lo sai che sono fin troppo dubbiosa sulla riuscita del verso libero, quando si tratta di me. A volte libero l’istinto, ma poi mi dimentico di nuovo come rifarlo.

      Un abbraccio,

      Irene

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