La scintilla
è spenta:
il mare mosso gioca
con la mia sete fioca
nel tempo che
rallenta.
L’ultima ora mi tenta
– con la sua voce roca
antichi amori invoca
ma senza che
li senta.

L’onda picchia
violenta
sullo scoglio mia meta
– sulla barca segreta
in mezzo alla
tormenta.
Cosparsa di sementa
germogliando s’allieta
la volta del poeta
che stelle sue
alimenta.

La tempesta
spaventa
il popolo di morti,
folla dagli occhi corti
che sputando
commenta:
« Ecco che s’addormenta.
Nuota al largo di porti
verso mondi mai scorti
poi cenere
diventa. »

Non è il caso
che menta:
« Sicura era la noia,
la mancanza di gioia,
la decadenza
lenta.
La carne va contenta
incontro al proprio boia
poiché affogando ingoia
la luce
ch’era spenta. »