Noia di passaggio

Taciti crepitii nell’autunno
musicati, quasi sempre gridati
in poesie esse emme esse di laureati
in mezzo ai quali mi sembro l’alunno

di tamburi e cardiopatiche foglie
con fraudolenza staccate dal ramo,
più che noi soldati quando cadiamo
sono baci perugina, chi coglie

mai l’entrata a occhi bassi dentro il tempio
di nomi volgari divine stelle
connessisi dai pori della pelle
ad eterni indifferenti allo scempio?

Va meglio zuccherare l’emozione
con l’aria polverosa di stagione.

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