Una poesia muore in riva al mare
o vola scintillando coi gabbiani,
non è strano che l’usignolo canti
all’alba l’inno cupo della sera:

calmo, e sempre uguale, appare
delle anatre il tedio, un folle ruspare
e sul lago il più lento sciabordare
dei pigolii diretti ad annaspare

nei gorghi salmastri di baie nere –
sugli ormeggi desiderare
la maestà dei cigni.