Come sempre danzavo su rasoi
sfiorando emorragie di leggerezza
che scioglievano di nodi scorsoi
nuovo concime, la breve dolcezza.
M’allontanavo col senno di poi
da quel filo d’Arianna e l’amarezza
s’infilava nei dimenticatoi
di brividi trascesi alla bellezza.
La terra andava a fuoco ed io bramavo
eternità che mutavano in dèmoni.
Desideravo lento nella morte
l’immenso pregno di sangue, ma andavo
sparendo nelle fauci d’altri dèmoni
che premevano il grilletto più forte.

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