Sonetto ermetico, scritto più o meno un anno fa.


 

In me sussulta un crepitio animale,
una massa di cenere rubata
alle Pleiadi e tesa alle cicale
che saltano sull’aia addormentata

del Cigno e al riparo dal maëstrale
la fiamma parla d’ogni cosa amata
e scoppietta e vince il freddo invernale
e pare quasi un alito di fata

la piena che si sparge nella culla
e la seta più chiara sulla pelle:
fratelli, nel ciglio brucia la notte

e mi veste con parole tradotte
il nudo seno, tramite sue ancelle
venute a mie rovine di fanciulla

e per un poco annulla
il contratto firmato con la morte
ma poi va oltre l’uscio, per vie contorte.