Ozio

M’intrufolo nel buio con le stelle
sputando sangue d’unghie nella mano,
cedendo d’ogni poro contro pelle
il solfeggio, l’ignoto quotidiano
all’ambiente, a viuzze siderali
dell’eremo fanciullo, ed è strano
salire con le scale laterali
filate dalle trecce della chioma
di muse, querce, aquile senz’ali
in stati vegetativi di coma,
le penne rameggiate verso i cieli,
le cortecce leggere, e mi domano
fogliami raggrinziti, gli steli
coniugati nel vento analfabeta,
e sillabe estroverse e un po’ crudeli
tempestano con fraseggi di seta
gocciando addosso a me, sembrano il pane
in briciole che segnano la meta,
mi sembrano il saltello delle rane
per stagni recintati, la visione
delle talpe, uscite dalle tane
non abili nell’accomodazione
del calcolo preciso, il ronzare
di mosche per narici, la questione
di sognare talvolta se mi pare
un’isola perduta della luna
riconquistando l’apertura alare
e l’eterno spiato da una cruna.