Poesie

Luce selvaggia

Nella giungla metropolitana
inseguo leoni, aquile e orchidee

aprendomi
all’azzurro spazio musicale
come l’atavica belva in gabbia,

dimenando
gli arti, così che le piume
scendano sulle città degli uomini,

cullandomi timidamente
nel più lento sciabordio
dei ritmi antichi

e non so
dove sia l’anima inflazionata
nei cori furtivi straparlata

quando sugli attori immascherati
cala il siparietto brusco dei rombi
e il melodramma si chiude

in uno scalpicciante fuggi fuggi.

Poesie

Rosa dei venti

Invocasti colomba
dell’abisso sempreverde il nome
in cui senza i lacci sciamavi
a mo’ di stellante
melodia

e ti rispose mai
la belva prima di sbranarti,
disperdendo pian piano l’urna cerula
che per nascita
già eri –

s’innalzano infiniti
tremanti al crocevia
alberi religiosi, viuzze fiammeggianti
ed epifanie nere, dirette autostrade
al nulla informe, indifferenziate
discariche per ciò che resta
di tue nidiate, là

somigliano le Pleiadi
a chiassose torrette vedute da lontano
e forse sono posti uguali e cavalcavia
di sogni, concessi barlumi e
spiegate resistenze.

Cos’è vivere, se non far ridere
un verso, e rivolta estrema
a eternità insensata
e schizofrenica armonia
nel divino splendore

d’una tomba?

Poesie

Cigno

Ogni volta che cadono le foglie
la mia arpa fa rintoccare arie mute
ed echeggiano queste sulle soglie
oltre il faro di navi e oltre la rupe

gettata sull’inferno in cui si scioglie
la remora di cose già vissute
e il viandante nel fango allora coglie
la natura fra le tinte più cupe:

d’anime che vanno per spazi immensi
là dove le stelle son come loro
e l’eterno sì piccolo gli appare

e le ombre del tragitto sono chiare
e sente in petto crepitare l’oro
ben più vicino di quanto si pensi.

Poesie

Silenzio

Il canto della civetta di notte
m’illumina mentre lottano i versi:
le grida soävi sono ridotte
a echi lascivi su campi dispersi.

Agre pause – poi gli inni urlano a frotte,
tamburellano in corpo gli altri versi,
nati inumani, da labbra sedotte,
da arterie mortali fra gli universi

e quando mi volgo in cerca di stelle
una torma di speranze m’assale,
però non trovo né un dio, né quelle

mani tese alla terra d’ogni male:
un brivido s’infuoca nella pelle
– mi svegliano fremiti di cicale.