Il mio benvenuto

 

Scrivo poesie e narrativa d’ogni tipo, aggiorno il blog e commetto azioni strampalate. Scopri chi sono e leggi il mio primo ebook.
Irene
con un sorriso gentile

Poesie

La montagna

Le fragranze dei pini martellano la casa
portandovi clangore d’inerte solitudine
esistente e l’ebbrezza d’ogni morte e travasa
dall’alta recinzione l’inconscia moltitudine
ed è quasi picchiare con un’aguzza incudine
sulla testa di cielo la prigioniera evasa
oscillando pian piano nella similitudine
di labirinti al freddo di luna che si sfasa
nell’argento fremente sciolto in cima all’abisso
degli aghi conficcati dentro un sangue rovente
di vette abbandonate nel buio ove l’amore
dello sguardo ghiacciato come la neve e fisso
al centro del nonsenso profumava di niente
ogni luna ubriaca di quel suo alieno cuore.

Poesie

Il mio sangue

Il mio sangue rinverdirà nei fiori
strisciando sulle tombe, incantando
nuda pietra, gli umani malumori
forzati alla preghiera, blaterando
il mio sangue ticchetterà nei cuori
con un manto di stelle, oscillando
in bellezza piano piano in colori
d’arcobaleni, non importa quando
verrà pioggia, quando l’ignota morte
unirà il germoglio al suolo celeste,
altro non bramo che il suo velo bianco
chino all’altare davanti alle porte
che girando a vuoto cambiano veste
alla mia vita come a un saltimbanco.

Poesie

Incipit

Mi stufo quasi d’argentei sonetti
svolti come la rima altalenante
semidecorativa dei quartetti
d’un Vivaldi, il grido petulante
in onomatopee degli archetti,
il ricamo invernale un po’ a sé stante,
la grande foga di quei poveretti
esecutori del gallo ruspante,
più che il trattore con la motosega
vorrei il chirurgo con un’iniezione
intrapsichica forsennata d’arte,
esclamo spesso ‘ehi chissenefrega’
di scale tonali nella canzone,
si provveda a stracciare questa parte
incendiando le carte
di poker secolari già caduti
su assi nel gabinetto — e saluti.

Poesie

A dicembre

Non rimpiango le foglie non più verdi
da che la vita mi nega nel fango
coi buchi nelle scarpe, né gli eterni
dell’aborto che alle stelle rimando
con il medio in fallo — queste non sanno
ma deodorano di rose gli interni
nel mio vibrato d’ossa, non mi danno
l’ossigeno pulito, ma gli inferni
tra le cellule superflue a più strati
ben m’intimano ehi, vattene via
perché lassù c’è lo spazio maggiore
e in solitudine brillano i dadi,
nei rami leggeri della magia
tradottasi da ciò che lento muore.