A dicembre

Non rimpiango le foglie non più verdi da che la vita mi nega nel fango coi buchi nelle scarpe, né gli eterni dell’aborto che alle stelle rimando con il medio in fallo — queste non sanno ma deodorano di rose gli interni nel mio vibrato d’ossa, non mi danno l’ossigeno pulito, ma gli inferni tra le cellule superflue a più strati ben m’intimano ehi, vattene via perché lassù c’è lo spazio maggiore e in solitudine brillano i dadi, nei rami leggeri della magia tradottasi da ciò che lento muore.

Fiaba

L’addio alla luna tace e si dispera la solitudine rimasta e vola in ritardo sulla magia leggera la luce d’una cantante usignola anticipando la rondine e l’era in cui le gocce rigano l’aiuola nel cuore a lato della primavera scoprendo di non vibrare più sola. Un cane latra vicino al suo mare sicuro che per quanti i giorni nuovi non passi da lui l’ora di volare e per quanto desiderio lui covi ogni luna continuerà a bruciare in sogni da cui l’uscita non trovi e nei ceppi e nei rovi si consuma poi la sua fiaba soave al passaggio un…

Loop

Anelavano al pane, nella vita fuggiti dalle labbra d’un azzurro sgorgato a bassa voce dalla terra, rimase loro esplosa fra le dita la linfa della morte del sussurro reciso troppo presto nella guerra e sanguina un armistizio romantico all’orrore dell’errore semantico di creature troppo tardi deviate nel varco delle promesse crollate. Le bandiere nel cielo sono mute però maggiormente sotto il Sahara lasciando al suolo il loro vecchio peso sembra viaggino pensieri di luce diretti al nord della stella polare, finendo maggiormente ben più in alto di bandiere negriere della notte, dritti di là dalla stella polare.

Bla bla bla

Il giro nelle fogne è illuminante, vi cresce il marcio sfolgorante, le formiche corrono al rimasuglio caduto in basso dalla superficie, in alto sembra mangino puro oro magari dell’idillico cespuglio baciato dall’amore. Formiche nere, rosse e bianche – ma le rosse? Troppo abbronzate, al sole di luglio sono poi la frattaglia ingurgitata ai piani inferiori, il crocefisso di scheda elettorale con la montblanc. Se poi si sale, quasi ci si brucia. Un cielo d’eliseo vi gira immobile, a noi spetta la combustione sul giallo dell’oro del giubbottino catarifrangente. E i topi, ne parliamo? Ceti medi grassi mangiano briciole più grandi,…

La gatta

Poesia scritta nell’ottobre dell’anno appena trascorso, com’epitaffio per la morte d’una gatta il cui nome sta nel titolo, dietro richiesta di mia madre. Siccome l’ho pubblicata in commento a un articolo altrui, per mantenere l’ordine la inserisco anche qui. * Assaltando le mosche nel prato ora tenta di ghermir le stelle, dai solchi d’un tetto già scalato le dodici primavere belle, scimmia adorata, bimba fulminata, gomitolo nero presso vie d’edera nell’amore sviolinata a mo’ di pineta le cui scie paiono laghi tristi al chiar di luna precocemente colti, poi tolti al sole che non bacia la fortuna ma le foglie…

Stigma(te)

Le sigarette sulla tavola intarsiano vallate e lo sciabordio deforme appare in colline bianche e poi luce l’incendio dentro il sangue evaso dal caos di nervi disforici crocifisso da gocce penetrate nel tiranno infantile e disintegrata dall’onnipotenza di questa pioggia vedo le stelle e i colori sulla mia pelle e in gola non so più dove s’accendano fiamme nel fumo che tracima dal cielo nel cranio alle cicatrici senza vestiti.

Dormiveglia

Rispolvero una mia vecchia creazione di questi mesi: ho scritto davvero pochissimo, questo è l’unico sonetto — e forse l’ultimo per un bel po’. Si chiude un ciclo. In realtà sto cimentandomi, da breve tempo, nella scrittura di sonetti in inglese, ma non oso pubblicarli perché: ahi, la grammatica; ahi, il doppio pentametro; ahi, il suono sgraziato dell’insieme; ahi, eccetera. More like a pizza than a sonnet. Alla prossima, I. * So destare gioielli melodiosi dalle nebbie in cui in vita trascoloro e da lune di miele i cieli ansiosi e far tuonare corde d’arpe d’oro, bisbigliare oceani tempestosi salpando…

Una voce dall’oltretomba

Sono tornata, dopo mesi di disconnessione. Ringrazio molti, in particolare chi mi ha scritto messaggi, più volte, e soprattutto qualcuno che, fino a poco tempo fa, ha insistentemente messo e tolto il +segui alla sottoscritta. Anche se non ho mai risposto, sappiate che siete stati nei miei pensieri, spesso. Non ho scritto molto in questi mesi d’assenza, è stato un blackout. Ho appena risistemato la veste grafica del blog, come prima cosa del nuovo inizio. Non ho dimenticato nessuno: mi farò viva presso ciascuno, ma non adesso, non in questo preciso momento. C’è un posto, in me, riservato a voi.…

Deleted

Cos’è la poesia – forse, forse l’elicottero in caduta libera nel sangue o una metropoli cosmopolita di zanzare in giro com’astronaute sull’epidermide lunare mascherata di giullari variopinti – i poeti muoiono la notte su bianchezza d’amante. Succhiano gli eterni vampiri il po’ poco di cielo diluito, a bassa quota – l’olimpo di potenza crollato, eoni fa sostituito da divinità plurali, poi dal plurale, poi dal digitale a mo’ di puntura su gluteo senza spazi e senza punteggiature di morte, luce, infinità di senso – perduto lo scrittoio dei servi amanuensi ora notazioni sull’ipad di produzione nuova dietro la zanzariera delle…

Le foglie torneranno più lucenti

Le foglie torneranno più lucenti, dopo l’autunno che da sempre osanna il pigro dormiveglia delle genti d’ogni paese – e la morte danna chi tenta di sfuggirle, è la manna dolce per bocca negli strazi lenti, l’amare delizioso che t’azzanna quasi leccando, configgendo i denti nella sostanza rude delle piante, la morbidezza lungo colli e seni, l’espresso desiderio dei morenti d’eterni sogni d’oro, il diamante sugli occhi spenti, ogni colpo ai reni per labbra sconosciute più lucenti.

Rifiuti di(…)versi

Nell’umido le foglie non più verdi erano tutte di crinali d’oro, l’autunno d’oggi cade – rivelando viscere e frutta marcia già passata dai cieli pigolanti del sorriso, dove ogni luna sottile e contraria urla i silenzi uccisi senz’appello a noi che siamo vermi sradicati da un campo santo cieco che ci vince proprio quando vogliamo sotterrati alberi religiosi scortecciati, eterni ripuliti dalle stelle colati a picco in terra – dilatando un formicaio rosso che s’ingozza e sputa la frattaglia decomposta nell’orto dei vicini.

Pensiero in fasce

La poesia è inconsumabile. […] morirà tutto, la poesia resterà inconsumata. Un autore […] appassionato […] è sempre una contestazione vivente. Pier Paolo Pasolini Dedico il seguente esperimento sillabico al misterioso poeta conosciuto con lo pseudonimo Yoklux, la cui ironia pungente, per usare un delicato eufemismo, mi ha decisamente contagiata, nonché a tutti coloro cerchino di far funzionare i neuroni, facendo “opposizione”. « Il mondo un po’ avariato », io lo vivo centrifugando l’essenziale e l’anima lungo il ruscello bianco fuggitivo trasportato da nervi iperuranici nella miniera dove il canarino misura l’ossigeno in poesia cinguettandomi ogni verso bambino e di ritmici…

(A)simmetria

La poesia che introduco è ispirata, in fase d’inizio, a Dolcezze di Sergio Corazzini, ma il suo contenuto, svoltosi man mano che i versi venivano impilati in successione, è radicalmente diverso, mentre appena somigliante è la struttura metrica. In comune hanno il triste giglio del cielo, dai versi del poeta. Ringrazio Isabella Scotti per avermi involontariamente suggerito questo particolare “esperimento sillabico”. O donna, volevi la croce con l’asfodelo tra le mani e in sangue esiliato a lontani crinali d’oro, senza voce partorivi le grida mute d’orbite senza più una stella ed eri la serva e l’ancella d’eternità misconosciute, duchessa povera…

A Nadia

Ho letto un’altrui poesia che mi ha colpita, senza preavviso: ricevuto il permesso dell’autrice, pubblico la mia, ispirata alla sua. Mi gracidano le ali sulla schiena, d’albatri liberati goffe piume e aghi di ricci tondi sulla pelle dilatano i miei pori chini a stelle, a emisferi di cipressi e di fragole tra le mie anse ingrigite, dentro il fiume d’aria sciolta giocosi ciclamini piangono sotto nuvole di pini arcuati nel mio ventre forse gravido di pazzia che un po’ spaura l’alto nume resosi trasparente nei sentieri, e valli e piante baciano misteri dentro selvagge vene d’una rapida vibrata in do…

Ghirigori ed errori

L’orto del mio antenato risparmiava coltivando patate senz’allori più amore per la terra dei tenori salmodianti alla luna la cui bava nel sangue dell’inverno non colava che su panni di neve, al di fuori d’agri tetti di pietra, nei pudori muti e antichi di quelli capitava esigue foglie secche non spazzate non fossero altro che ori, messe d’arpe o di cembali d’obbligo intonate, filigrane di lusso già impagliate, eppure il contadino senza scarpe faceva magia vera con patate cresciute declinate nella saggezza d’uomo, ma sorgevano sotto lune magre e lui piangeva.