Poesie

La montagna

Le fragranze dei pini martellano la casa
portandovi clangore d’inerte solitudine
esistente e l’ebbrezza d’ogni morte e travasa
dall’alta recinzione l’inconscia moltitudine

ed è quasi picchiare con un’aguzza incudine
sulla testa di cielo la prigioniera evasa
oscillando pian piano nella similitudine
di labirinti al freddo di luna che si sfasa

nell’argento fremente sciolto in cima all’abisso
degli aghi conficcati dentro un sangue rovente
di vette abbandonate nel buio ove l’amore

dello sguardo ghiacciato come la neve e fisso
al centro del nonsenso profumava di niente
ogni luna ubriaca di quel suo alieno cuore.

Poesie

Il mio sangue

Il mio sangue rinverdirà nei fiori
strisciando sulle tombe, incantando
nuda pietra, gli umani malumori
forzati alla preghiera, blaterando

il mio sangue ticchetterà nei cuori
con un manto di stelle, oscillando
in bellezza piano piano in colori
d’arcobaleni, non importa quando

verrà pioggia, quando l’ignota morte
unirà il germoglio al suolo celeste,
altro non bramo che il suo velo bianco

chino all’altare davanti alle porte
che girando a vuoto cambiano veste
alla mia vita come a un saltimbanco.

Poesie

Incipit

Mi stufo quasi d’argentei sonetti
svolti come la rima altalenante
semidecorativa dei quartetti
d’un Vivaldi, il grido petulante

in onomatopee degli archetti,
il ricamo invernale un po’ a sé stante,
la grande foga di quei poveretti
esecutori del gallo ruspante,

più che il trattore con la motosega
vorrei il chirurgo con un’iniezione
intrapsichica forsennata d’arte,

esclamo spesso ‘ehi chissenefrega’
di scale tonali nella canzone,
si provveda a stracciare questa parte

incendiando le carte
di poker secolari già caduti
su assi nel gabinetto — e saluti.

Poesie

A dicembre

Non rimpiango le foglie non più verdi
da che la vita mi nega nel fango
coi buchi nelle scarpe, né gli eterni
dell’aborto che alle stelle rimando

con il medio in fallo — queste non sanno
ma deodorano di rose gli interni
nel mio vibrato d’ossa, non mi danno
l’ossigeno pulito, ma gli inferni

tra le cellule superflue a più strati
ben m’intimano ehi, vattene via
perché lassù c’è lo spazio maggiore

e in solitudine brillano i dadi,
nei rami leggeri della magia
tradottasi da ciò che lento muore.

Poesie

Fiaba

L’addio alla luna tace e si dispera
la solitudine rimasta e vola
in ritardo sulla magia leggera
la luce d’una cantante usignola

anticipando la rondine e l’era
in cui le gocce rigano l’aiuola
nel cuore a lato della primavera
scoprendo di non vibrare più sola.

Un cane latra vicino al suo mare
sicuro che per quanti i giorni nuovi
non passi da lui l’ora di volare

e per quanto desiderio lui covi
ogni luna continuerà a bruciare
in sogni da cui l’uscita non trovi

e nei ceppi e nei rovi
si consuma poi la sua fiaba soave
al passaggio un po’ smorto d’una nave.

Poesie

Loop

Anelavano al pane, nella vita
fuggiti dalle labbra d’un azzurro
sgorgato a bassa voce dalla terra,

rimase loro esplosa fra le dita
la linfa della morte del sussurro
reciso troppo presto nella guerra

e sanguina un armistizio romantico
all’orrore dell’errore semantico

di creature troppo tardi deviate
nel varco delle promesse crollate.

Le bandiere nel cielo sono mute
però maggiormente sotto il Sahara
lasciando al suolo il loro vecchio peso

sembra viaggino pensieri di luce
diretti al nord della stella polare,
finendo maggiormente ben più in alto

di bandiere negriere della notte,
dritti di là dalla stella polare.

Poesie

Bla bla bla

Il giro nelle fogne è illuminante,
vi cresce il marcio sfolgorante,
le formiche corrono al rimasuglio
caduto in basso dalla superficie,
in alto sembra mangino puro oro
magari dell’idillico cespuglio
baciato dall’amore. Formiche
nere, rosse e bianche – ma le rosse?
Troppo abbronzate, al sole di luglio
sono poi la frattaglia ingurgitata
ai piani inferiori, il crocefisso
di scheda elettorale
con la montblanc. Se poi si sale, quasi
ci si brucia. Un cielo d’eliseo
vi gira immobile, a noi spetta
la combustione sul giallo dell’oro
del giubbottino catarifrangente.
E i topi, ne parliamo? Ceti medi
grassi mangiano briciole più grandi,
così grandi che i lupi rispuntano
dalle eterne favole popolari.
E gli uomini – fuori dal mercato
dell’agroalimentare, gettano benzina
nello stagno reale.

Poesie

La gatta

Poesia scritta nell’ottobre dell’anno appena trascorso, com’epitaffio per la morte d’una gatta il cui nome sta nel titolo, dietro richiesta di mia madre. Siccome l’ho pubblicata in commento a un articolo altrui, per mantenere l’ordine la inserisco anche qui.

*

Assaltando le mosche nel prato
ora tenta di ghermir le stelle,
dai solchi d’un tetto già scalato
le dodici primavere belle,
scimmia adorata, bimba fulminata,
gomitolo nero presso vie
d’edera nell’amore sviolinata
a mo’ di pineta le cui scie
paiono laghi tristi al chiar di luna
precocemente colti, poi tolti
al sole che non bacia la fortuna
ma le foglie secche nei folti
di boschi sognati, il desiderio
in occhi semiaddormentati,
sulla vita il sì rapido imperio
di fiori in pancia rameggiati.

Poesie

Stigma(te)

Le sigarette
sulla tavola intarsiano vallate e
lo sciabordio deforme

appare in colline bianche e poi luce
l’incendio dentro il sangue evaso
dal caos di nervi disforici

crocifisso da gocce
penetrate nel tiranno infantile e
disintegrata

dall’onnipotenza di questa pioggia
vedo le stelle e
i colori sulla mia pelle e in gola

non so più dove s’accendano fiamme
nel fumo che tracima
dal cielo nel cranio

alle cicatrici senza vestiti.

Poesie

Dormiveglia

Rispolvero una mia vecchia creazione di questi mesi: ho scritto davvero pochissimo, questo è l’unico sonetto — e forse l’ultimo per un bel po’. Si chiude un ciclo.

In realtà sto cimentandomi, da breve tempo, nella scrittura di sonetti in inglese, ma non oso pubblicarli perché: ahi, la grammatica; ahi, il doppio pentametro; ahi, il suono sgraziato dell’insieme; ahi, eccetera. More like a pizza than a sonnet.

Alla prossima,

I.

*

So destare gioielli melodiosi
dalle nebbie in cui in vita trascoloro
e da lune di miele i cieli ansiosi
e far tuonare corde d’arpe d’oro,

bisbigliare oceani tempestosi
salpando dalle labbra, da ogni poro
d’una cornice storta sotto ipnosi
colma di ragnatele, ne divoro

la luce, dentro l’ombra non più verde
svesto rugosa pelle di farfalla
perché torni polvere luminosa

ogni grammo che, forse, si disperde
nel perfetto silenzio, là si balla
al gioco d’una morte che riposa

ed io divengo sposa
di bandiere fiammanti, nella notte
che mi tracima, dentro le sue lotte.

Blog

Una voce dall’oltretomba

Sono tornata, dopo mesi di disconnessione. Ringrazio molti, in particolare chi mi ha scritto messaggi, più volte, e soprattutto qualcuno che, fino a poco tempo fa, ha insistentemente messo e tolto il +segui alla sottoscritta. Anche se non ho mai risposto, sappiate che siete stati nei miei pensieri, spesso. Non ho scritto molto in questi mesi d’assenza, è stato un blackout.

Ho appena risistemato la veste grafica del blog, come prima cosa del nuovo inizio. Non ho dimenticato nessuno: mi farò viva presso ciascuno, ma non adesso, non in questo preciso momento. C’è un posto, in me, riservato a voi.

Vi sorrido.


“Scusa, sono lenta” dico. “Tu sei ‘n po’ lenta” risponde lui. “Io sono un po’ lenta — e non polenta.”

 

Poesie

Deleted

Cos’è la poesia – forse, forse
l’elicottero in caduta libera
nel sangue

o una metropoli cosmopolita
di zanzare in giro com’astronaute
sull’epidermide

lunare mascherata di giullari
variopinti – i poeti
muoiono

la notte su bianchezza d’amante.
Succhiano gli eterni vampiri
il po’ poco di cielo

diluito, a bassa quota – l’olimpo
di potenza crollato, eoni fa
sostituito

da divinità plurali, poi dal plurale,
poi dal digitale
a mo’ di puntura su gluteo

senza spazi e senza punteggiature
di morte, luce, infinità
di senso – perduto

lo scrittoio dei servi amanuensi
ora notazioni sull’ipad
di produzione nuova

dietro la zanzariera delle sillabe
illuminano l’abisso – dall’ombra
lira e canto.

Poesie

Le foglie torneranno più lucenti

Le foglie torneranno più lucenti,
dopo l’inverno che da sempre osanna
il pigro dormiveglia delle genti
d’ogni paese – e la morte danna

chi tenti di sfuggirle, è la manna
dolce per bocca negli strazi lenti,
l’amare delizioso che t’azzanna
quasi leccando, configgendo i denti

nella sostanza rude delle piante,
la morbidezza lungo colli e seni,
l’espresso desiderio dei morenti

d’eterni sogni d’oro, il diamante
sugli occhi spenti, ogni colpo ai reni
per labbra sconosciute più lucenti.

Poesie

Rifiuti di(…)versi

Nell’umido le foglie non più verdi
erano tutte di crinali d’oro,
l’autunno d’oggi cade – rivelando
viscere e frutta marcia già passata

dai cieli pigolanti del sorriso,
dove ogni luna sottile e contraria
urla i silenzi uccisi senz’appello
a noi che siamo vermi sradicati

da un campo santo cieco che ci vince
proprio quando vogliamo sotterrati
alberi religiosi scortecciati,
eterni ripuliti dalle stelle

colati a picco in terra – dilatando
un formicaio rosso che s’ingozza
e sputa la frattaglia decomposta
nell’orto dei vicini.

Poesie

Pensiero in fasce

La poesia è inconsumabile. […] morirà tutto, la poesia resterà inconsumata.

Un autore […] appassionato […] è sempre una contestazione vivente.
Pier Paolo Pasolini

Dedico il seguente esperimento sillabico al misterioso poeta conosciuto con lo pseudonimo Yoklux, la cui ironia pungente, per usare un delicato eufemismo, mi ha decisamente contagiata, nonché a tutti coloro cerchino di far funzionare i neuroni, facendo “opposizione”.


« Il mondo un po’ avariato », io lo vivo
centrifugando l’essenziale e l’anima
lungo il ruscello bianco fuggitivo
trasportato da nervi iperuranici

nella miniera dove il canarino
misura l’ossigeno in poesia
cinguettandomi ogni verso bambino
e di ritmici piedi l’armonia

annerita dalle anse cerebrali
lungo curve alterate i cui fanali
tremano negli spazi siderali
circondando scemenze universali

o le assunte purezze scoppiettate
nella locomotiva a disamore
in linee binarie di fragore
crescendo ad infinito, un tumore

ingangrenito nell’orto del tempio
sacro per ogni ritenuto vate
cui il cielo rombò a gocciole dorate
senza mai si mangiasse quello scempio

messo a mo’ della foglia genitale
a nascondiglio di vergogne umane.