Vocaboli e vocabolari

Non è la foglia di vecchi soldati
il ramo storpio del canto.
Neanche rumore assonnato
che si degrada nel vento.
Uteri in pietra, addomi di carta,
oasi in deserti di fuoco,
ossi e diamanti, germogli e letami,
litri di cancro spillati dal sangue – parlano
lingue già morte.
Mento, se dico: la luna non gira
intorno a me. Mani di ferro trascrivono
sillabe, vette di cielo assassinate
dai tempi.
Sbaglio se danzo
sugli alluci? Non dovrei pronunciare
verbi in natura nell’aria di piombo
dove mangiamo, siccome qualcuno
ha scordato vocaboli (vocabolari)
in zona rossa.
Nell’ubriachezza nuoto, nell’asprezza
di vino stagionato. Centellino
l’attesa umanamente.

Limoni e sarcasmo

Lungi da me camuffare di fiori
la strada muta, il verso
della risata solare di morte,
il ballo in maschera fuori.
Spremo – invece – limoni e sarcasmo
ma l’acido dello stomaco
cede all’eccesso di zuccheri in pancia
nel brivido fra le tenebre.
Bucce giallastre profumano l’alba
al corto battito asettico,
stormi di lettere e sgorbi d’uccelli
a mani in guanti di ferro.
Parlo, da sola – la treccia di luce
mi culla aprendo nel diario
sceneggiature d’attori sorpresi
nella scoperta dell’ovvio.
Chiedo la luna. Ritorni da me
perché beviamo un caffè.