Papà

Ti sfoglio le radici
dalle grate oculari nelle fronde.
In feritoie e rami brizzolati
sbircio il fanciullo giocare a pallone.
Centri la porta
calciando per le vallate la luna
come l’arancia in bocca, e mordendola
nell’assaggio del succo
nel sangue t’entra
l’infinito, quasi per fantasia
clorofilla di betulle lucenti
e il nucleo verdognolo s’infila
cuore bitorzoluto
nella corteccia da porosità
per sempre d’oro, albero gentile.