Pioggia estiva

Stasera vado, scappo, niente è vero:
l’ultima cena sul tardi s’avvia.
Il mio fantasma al chiaro m’è straniero:
pupille rosse allagano la via
nei sogni svegli. E m’appare vero
l’imbarco d’astronauta, poesia.
Infinitesimi di cuore a zero:
se muoio te ne vai piccola mia
con le farfalle e i giacimenti d’ossa
chiamati piano. La testa mi gira
su assi inclinati di lune ebbre e magiche.
E fiorisce mercurio per la fossa:
il sagittario che scocca la mira
nel trambusto di febbri spesso tragiche.
Rinascono emorragiche
le gemme più fertili, inudibili
puledre uscite da madri invincibili
e ferite inagibili
nel palazzo di cielo che mi crolla.
Tasto le mura di questa mia bolla:
nella calca la folla
dà colpi al loculo sordo all’interno
e non scinde il presente dall’eterno.