Proiezione estatica

Cantano, dormono, mi cullano echi
– nel silenzio d’altalena del rivo
è l’onomatopea d’arbusti ciechi
a frantumarsi sotto un caro ulivo:

russano, gemono, stridono voci
baritonali nel letto d’un fiume,
nelle fiamme di calandre veloci,
entro me che ho smarrito l’alto lume.

Nella matematica delle foglie
beccano ancora e ancora sui rametti
le ali bambine che l’ombra raccoglie
da argentei iati caduti sui tetti

e se poi le stelle dicono preci
s’ode l’antica ragione dei greci.

Comments

    • Flash creava discordanza, perché lo stile di questa poesia è volutamente “antico”: si sarebbe intonato bene in un diverso tipo di poesia, d’altro genere… anche in metrica fissa, volendo.
      La melodia è uno dei miei scopi, quando scrivo: sono quindi contenta d’aver centrato il bersaglio, in questo caso.
      :-*

      • Si, forse hai ragione.
        Hai seguito anche lo stile.
        In effetti i tuoi versi profumano di antico in questa composizione.
        Per quanto riguarda la musicalità invece
        ne hai da vendere.
        Io non ci bado mai quando scrivo perchè ascolto musica diversa mentre scrivo quindi poi vado fuori.
        Però quando leggo le poesie ho bisogno di silenzio e leggendo la tua mi è rimasta nel cervello il suono delle parole.
        E’ molto bella.

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