Cantano, dormono, mi cullano echi
– nel silenzio d’altalena del rivo
è l’onomatopea d’arbusti ciechi
a frantumarsi sotto un caro ulivo:

russano, gemono, stridono voci
baritonali nel letto d’un fiume,
nelle fiamme di calandre veloci,
entro me che ho smarrito l’alto lume.

Nella matematica delle foglie
beccano ancora e ancora sui rametti
le ali bambine che l’ombra raccoglie
da argentei iati caduti sui tetti

e se poi le stelle dicono preci
s’ode l’antica ragione dei greci.