Requiem

La luna cantava
moniti in pietra
nella bocca imperlata di ghiaccio
e con le dita misurava
l’orlo di fiori in plastica nel vaso
e la distanza che separava nel cielo
sull’eremo terracqueo
il passo veloce dall’urna destinata
con la carne malata
a tornare senza l’anima come le stelle
nel santuario polveroso.
Torturava con l’ode
la valle oculare del pianto screpolato
e sussurrava nell’orbita di non guardare
anche se occhi vivi sondavano
fantasmi di cemento
e profumavano di niente assoluto
i demoni di pietà.
Il prete benediceva la foto del morto
e si rompeva nel vento di sterpi
il silenzio di ghirlande economiche
o nel fruscio calpestato di serpi
il fiato nel bavaglio d’argento.

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