Romanza in fa maggiore

Continuo a ripescare le mie vecchie poesie e a proporle nonostante non mi convincano e non abbiano, per me, lo stesso sapore del tempo in cui le scrissi, dopo averle riviste e aggiustate un poco per ovviare all’imperfezione. Questa in particolare ha una peculiarità: il primo verso andrebbe letto cantando le note segnate, lasciando in sospensione per un’infinitesima frazione di secondo aggiuntiva il si bemolle.


 

Do re mi fa sol la si do si si♭
e il mezzo tono è discordanza piana,
poi silenzio. Odi la tramontana
dondolare le allegre foglie, sì?

E poi lo sfarfallio d’un colibrì,
residuo d’una tensione un po’ strana,
gironzolare verso la sua tana,
ripetendo la nota e l’abbiccì?

Presto, alberi tronchi fanno rima
in modi che non saprei immaginare,
se mai qui tacesse il fiume canoro

– diamine! Corri, veloce: spira oro
da bocche di luna a verdi fanfare
e picchiettano come non mai prima,

nell’inquieto clima,
i controtempi d’una fantasia
luminosa, mortale epifania.

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