Iena, bevi il mio sangue. Per la strada
scintilla l’occhio all’urlo degli agnelli
sacrificati al branco. Fauna brada
percorre saltellando su mantelli,
maschere e smalti, così si dirada
la nebbia dal silenzio. Tra gli uccelli
l’avvoltoio mi scruta. Non accada
che rimasugli di note e acquerelli
recisi dalla carne siano persi.
Non rimanga che il vuoto nello sguardo
di cacciatori alla mercé di preda
che altri non è che l’ago dentro i versi
rigirando le carte nell’azzardo
di laghi in fiamme, senza che tu veda.

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