(S)comparse

Usignoli vibranti d’abbondanza
cinguettano nell’imbiancata notte
d’epigoni dorature tradotte
in umani fraseggi, una danza

alienata alla taciuta mattanza,
illuminando mai – mai! – le ossa rotte
d’ogni sopravvissuto preso a botte
come fosse tra i semi di devianza

a rischio d’infestare il vecchio mondo
in pericolo di normalità
che taglia le fioriture selvatiche,

scegliendo le eutanasie, ben più pratiche,
potando i rami storti e verità
abortite e annegate molto in fondo

e poi – si sa – lo sfondo
ripennellato con stringhe di quelli
copre il tutto di canori fringuelli.

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