Segni in memoria

Giovane, bella tu eri, eri un gambo
di linee tese al cielo sfiorito,
un diamante nell’universo strambo
dal terreno più sterile attecchito.

Le variopinte nervature, frasi
che per la bocca tua avevi abortito,
erano rami inoltrati nei casi
d’un dio sparpagliato nell’infinito.

Ricordi i tempi in cui riempivi vasi
di semi, di specchi in pezzi d’eterno,
e senza saperlo gettavi basi
d’una nuova pianta su cui far perno

per sollevare il mondo sopra il vuoto
mandandolo a quel paese già noto?

Comments

      • forse l’unica prova dell’esistenza possibile di ‘dio’, con la minuscola, si.
        Spesso capita anche a me di usare la minuscola e non semplicemente perché mi ritengo atea. Non sono certa che sia lo stesso per te, ma quello sparpaglio nel mio caso lo trovo fermento vitale, con un senso non negante… Ma starò uscendo fuori poesia, la tua intendo, come mio solito quando commento. L’erranza è più forte di me…

      • Non preoccuparti, per l’erranza: ogni volta che qualcuno, leggendo un mio scritto, compie un viaggio, sono contenta perché significa che, trasmettendo qualcosa con le sole parole, faccio aumentare il significato iniziale (quello che ho inteso dare consciamente) della mia poesia: come nello sparpaglio, c’è una bellezza in espansione… come l’universo stesso.

    • Sì. Si parla, qui, non solo di bellezza estetica, ma anche della scomparsa di quella interiore, assieme all’entusiasmo e alla sensazione d’onnipotenza tipica della giovinezza.

      • In realtà questa poesia parla di proprio me, di ciò che ho perso e sto perdendo, quindi in realtà ne parlo “dal basso”, per quanto anagraficamente e sulla carta sia ancora giovane.

      • Penso ci sia forza in entrambe le condizioni, senza negare però che essere giovani, condizione temporanea e reversibile, sia un vantaggio indiscutibile. Accumulo il peso di vivere ogni giorno che passa e intravedo un’enorme voragine sotto ai miei piedi aprirsi sempre più.

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