Cronaca grigia

Anima piuma – guarita da musica
senti la vita chiamare
la pozzanghera dove sta la luna?
Si ricordano i corvi
appesi al filo di rame
l’agro paese, il campanile festoso,
il pesco rinverdito, il mercato
gremito. La piazza nuda
non ha schiamazzi.
Maschera e guanti, naso sul vetro,
conto l’assenza – gli uccelli gracchiavano,
le auto sterzavano, i fanciulli correvano
nel cortile vicino. In altri luoghi
l’ospedale collassa, il telefono squilla,
l’ambulanza si ferma.
La luna allo specchio – mi ruba
tutto, anche l’ossigeno
di polmoni stellati. Mugola in silenzio
un’aria di sirene.

Canti la vita

Sorsi di luna mi cullano
le ossa – c’è quasi sempre rumore,
sangue alle tempie
dai guitti al balcone. Nella violenza
s’annulla la voce.
Bevo nel limbo la tenebra
vibrando come una cetra, pungendo
come la spina di rovi, come in favole
di principi e draghi.
Questa poesia abbandona
la storia, l’aria nel gioco di morte
che non perdona le stelle, le maschere
nella finzione teatrale.
Canti la vita, la vita che giace
in fioriture contrarie – scritte nel vento
ebbre di linfa di cari
s’ammalano pure le foglie d’argento.
Fatta di luce, non posso non gridare
nell’ingiustizia virale, nel salto nero
la pace abissale, l’ultima cena
prima che tocchi a me
andare.