Enigma

È l’alba degli usignoli, la via
del sogno e l’inno angoscioso alla luna,
la sabbia inferma della poesia,
l’amante che riposa sulla duna,
la rotta di vascelli in avaria,
l’alito di fiume e la selva bruna,
la siepe, la scelta d’un crocevia,
la nuvola libera e inopportuna,
la nebbia tortuosa della follia,
il tremulo bagliore che accomuna
la vita e la morte per asfissia,
il narciso curvo sulla laguna,
fra gli animali della fattoria
il dubbio immortale, l’ardua fortuna.

Nastri

Arie d’oblio, notturni sonnolenti
e mozziconi gettati per noia
sono l’intonaco sulla parete
d’un disegno ancora da immaginare:
la vena chirurga seziona verbi,
amputa frasi scomparse dai libri
e non resta nient’altro che un presagio
di stelle tramontate nel petrolio
e un poeta mozzo che sosta muto
vicino alla poppa, sognando invano
del viaggio la direzione contraria,
interprete di storpi periodi
che significati non hanno più.

Epopea di stelle

Voglio gracchi di corvi maledetti,
ciottoli di sentieri confutati,
gli acri odori a lato dei cassonetti,
non i cespugli degli innamorati
o la luna che s’ammira dai tetti,
ma la donna da cui non s’è riamati,
la gogna di pensieri contraddetti,
la luce errante nei visi bagnati
e per chi avesse ancora da ridire:
in me ardono le nebbie della morte
e la falce che raccoglie le messi
è l’ara solenne che sta nei pressi
di templi azzurri, vicina alle porte
d’inferni che mi tendono le spire.

Feritoie

Il mio corpo rielabora cicatrici
trascolorate in universi d’ombra
e son mappe di strade non lineari
i dedali e le foreste di rughe
attorno alle mie orbite immortalate
in nanosecondi stellanti oceanici
e fra le numerosissime crepe
s’aprono scorci luminosi sul mare,
sulle sabbie mobili della vita
o su mura d’inscalfibile ghiaccio
e paradisi nevrotici si mescolano
in un caleidoscopio impazzito
sin quando spalancata all’azzurro
una rupe sopra a una voragine
svela l’orizzonte
del mio segreto.