Sinestesia

Il cuore sento rubare
al buio gemiti pallidi
di foglie e scheletri in fuga, mi pare
il canto legga
l’inutile anima quando la mano tenebrosa
della morte acciuffa il fiore bianco
ch’esce di bocca.

Delirando traduce
la luna immobile. Tace allo specchio
sottilmente ferale
l’idea d’aspettare ancora, ancora
per dare tempo al crescendo di trovare
la forma adatta a baciare in volo
l’eterno dopo le stelle.

Lo scoppio gelido
d’atrii e ventricoli brucia diminuendo
ritmi sconnessi allo sterno
di cui aro fantasmi
nelle vene con l’ombra del cicalare
immaginario di sillabe
traditrici d’amore.

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