Urlavo nomi, l’abisso di stelle
diceva forse al mio sangue di cielo
silenzi e canti incompresi, ribelle
nutrivo fiamme in contrasto al suo gelo
e l’alba dentro venava la pelle
e il cuore mistico andava nel velo
udendo l’arpa dei fiori e l’eterno
chiudere le ante e per primo lo sterno.

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