Sonetti conclusivi

Avevo scritto, nello stile delle poesie da me pubblicate nel mese d’aprile e con lo stesso sentimento, un sonetto, il seguente, che pubblico ora, a motivo di quello a seguire.  Non ho scritto poesie, difatti, in maggio, salvo una, fresca fresca, che circoscrive, in un certo senso, l’assenza.


PERCHÉ

Fattosi or ora il danno,
scariche le mie pile,
in requie senz’affanno
smarritosi lo stile,

or ora se ne andranno
queste rime d’aprile
e quando lo faranno
vomiterò la bile,

ma per ora io canto
in settenari smorti
un sonetto accidioso,

e il vento grida afoso
nei righi troppo corti
d’un solitario vanto.


ORA DI MAGGIO

Negli occhi degli illusi
s’agitano universi
d’ombre e moti profusi
e va, nei vuoti aspersi,

la nave dei confusi
guitti d’esilio immersi
nel sogno degli intrusi
della vita, nei versi

discesi sulla quiete,
dentro ai corpi interrotti,
dentro alle loro tane,

ed è come aver sete
sott’acqua, in quei dotti,
nel latrato d’un cane.

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