Sonetti

Ne avessi scritte migliaia perfette
non sarei qui, cornacchia starnazzante,
con il becco stonato che non smette
di svegliare dal sonno un certo Dante,
non proprio per talento, ma per nette
licenze che mi prendo, per le tante
sinalefi gracchianti e mai corrette,
per l’intenzione mia seduta stante
di sbrodolare verso non canonico,
eppure trovo adesso seste e quarte
sillabe cigolanti e non so come
l’endecasillabo malato cronico
di quinte e altre brutture inneschi l’arte
ch’arde nell’anima con il mio nome.

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